
Aver sposato la causa dei dissalatori (ci sono 270 milioni in ballo e tempi più o meno lunghi per attivarli) non pone la Sicilia al riparo da mesi di siccità. I prossimi. L’oracolo è niente meno che Nicola Dell’Acqua, cioè il commissario nazionale per l’emergenza idrica, cui la legge assegna la facoltà di agire in deroga a “certa burocrazia”. Schifani ha voluto che fosse lui a occuparsi dei dissalatori. La risposta? Ci stiamo attrezzando… Ma non si può certo dire a Dell’Acqua di essere catatrofista. Qualche giorno fa ha confidato che “il Meridione e le isole hanno per i bacini una situazione peggiore dell’anno scorso, la prossima estate sarà particolarmente dura”.
Ci ha messo il carico Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, che cita l’ing Tuccio D’Urso per avere mantenuto la memoria di quanto realizzato dal 1995 al 2000. Dopo il deserto! Come evidenziato nella foto sopra pubblicata.
«Una vicenda che parte da lontano, cioè da quando la rivista Nuova Trapani, nel 1962, descriveva l’ingresso in funzione della Diga Trinità, in territorio di Castelvetrano, come un “nastro d’argento” che “scintilla ora lungo ettari di terreno che, dalla creazione del mondo” i campi del comprensorio “non avevano mai visto”». Così scrive Costantino Muscarà.
In verità, scrive Il Corriere della Sera, esistono “quarantasette dighe (solo 20 collaudate!) di cui 17 già dismesse. Più altre abbandonate prima ancora di essere finite dopo avere massacrato l’ambiente”. Questo è il quadro veritiero che, con “buonismo”, descrive un problema vecchio e mai risolto, dighe vuote, condotte colabrodo e scelte politiche bislacche, sprechi. E per l’estate che verrà saremo come prima o più di prima.