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PORTO DI CATANIA, EPPUR SI MUOVE

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«Caro Tuccio, la chiara visione di come dovrebbe essere Catania come hub (perno della ruota) del Mediterraneo, che ci accomuna e per la quale abbiamo lavorato, si offusca sempre più nella mente dei decisori attuali. Con Scapagnini andammo ad interpellare Bohigas a Barcellona per il waterfront e avanzammo la candidatura di Catania come sede dell’’istituenda Unione per il Mediterraneo
Oggi vedo tutti ripiegati su se stessi, volti solo a cercare effimeri consensi locali, lottizzandosi le elemosine, senza un progetto di prospettiva europea e mediterranea, cioè isolati e succubi delle pretese di chi vuole continuare a gestire in esclusiva gli asfittici orticelli nazionali, senza “visione” e progetto, ma assecondando i più bassi istinti scoperti con i sondaggi. Altro che corridoio Mediterraneo-Baltico, per il quale ci battemmo con successo!» Francesco Attaguile. Così scrive l’ex sindaco di Catania all’ing. Tuccio D’Urso, il quale ci dà questa ulteriore testimonianza rispetto alla sua visione sul Porto di Catania.

Il dibattito in consiglio c’è stato. La delibera approvata con esecuzione immediata. Ma siamo solo all’inizio di un percorso che va monitorato, controllato, aiutato. Non può essere lasciato all’arbitrio dell’autorità portuale, che continuerebbe a non fare l’interesse della città.

Interessante è stato l’intervento del consigliere Manara che ha posto un serissimo problema: I PARCHEGGI. Un ragionamento il suo da porre sotto attenzione seriamente, se si volessero risolvere i tanti aspetti negativi che abbiamo sottolineato ripetutamente e che i cittadini hanno stigmatizzato rispondendo in 6mila ad una richiesta di pensiero su traffico e parcheggi. Un “sentiment” diffuso che l’amministrazione non può non tenere conto.

Ma torniamo al consigliere Manara. Mette il dito proprio su un argomento interessante, i parcheggi interrati a impatto ambientale zero, sostenibili. È una soluzione nelle vaste aree del porto, sia all’interno che all’esterno (Alcalà). Ma su questo ci torneremo presto. Sottolineando gli interessi oscuri e non. Anche se, per verità, ne abbiamo già parlato: [La questione parcheggi è il tema caldissimo di Catania.]. Repetita iuvant.

Bisogna aprire il porto, renderlo fruibile per le esigenze dei cittadini e della città… e ci ritroviamo tra le mani, a proposito, una esternazione di Matteo Iannitti, datata 2024, “Non sono gli archi della marina a separare il porto dalla città ma le scelte di chi ha gestito l’autorità portuale fino ad oggi, gli interessi mafiosi, le logiche predatorie di imprenditori senza scrupoli, i silenzi di amministratori collusi e compiacenti che non hanno mai fatto valere gli interessi della città. Non sono gli archi della marina a separare il porto dalla città ma la decisione sbagliata e dannosa di non trasferire ad Augusta il traffico commerciale, continuando a mantenere nel centro storico di Catania una immensa area doganale, centinaia di Tir, migliaia di container. Il porto è chiuso alla città perché ostaggio di alcune grandi imprese della logistica e compagnie navali commerciali, che manipolano impunemente le scelte istituzionali. Un settore sensibilissimo alle infiltrazioni mafiose, perché funzionale al traffico di droga, armi, merci e idrocarburi di contrabbando. Il porto è chiuso alla città, ai suoi cittadini e alle istituzioni democraticamente elette perché è comodo, per alcuni poteri, garantirsi l’influenza, senza interferenze, su un ufficio che smuove decine di milioni di euro, concessioni commerciali, concessioni edilizie, trasformazioni urbanistiche, interessi affaristici di valore immenso. Non sono gli archi della marina a separare il porto dalla città ma la decisione, per esempio, di affidare a privati, per pochi euro pagati in ritardo, un palazzo interamente ristrutturato con fondi pubblici. Un palazzo nato per essere polo di fruizione turistica e trasformato in discoteca privata.  Sono i rampolli delle famiglie mafiose che sparano e picchiano la gente fuori da quella discoteca a chiudere il porto alla città, non gli archi della marina. Non sono gli archi della marina a separare il porto dal mare ma una cancellata lunga chilometri che impedisce ai quartieri di San Cristoforo e degli Angeli Custodi di svilupparsi e ritrovare una dignità grazie anche al rapporto col mare. Il porto è chiuso perché il Comune è succube dell’autorità portuale a tal punto che la pista ciclabile pedonale direzione playa, che si sarebbe potuta realizzare con qualche migliaio di euro dentro l’area portuale, è stata progettata, e non ancora pienamente realizzata, nell’intasatissima via Domenico Tempio, al centro delle carreggiate che costeggiano il porto. Il porto è chiuso alla città e lo è sempre stato, anche quando si buttavano 100milioni di euro per una darsena crollata dopo pochi mesi, quando con i lavori di ammodernamento si è fatto scempio del corso del torrente acquicella lasciando insabbiare il porto. Sono le fallimentari gestioni dell’autorità portuale a separare il porto dalla città. Gli strapagati dirigenti che si pavoneggiano tanto, non sono riusciti ad assicurare un solo servizio di trasporto passeggeri via nave da Catania. Scomparsi i collegamenti con Malta, con Napoli, con Salerno. Neanche ipotizzati collegamenti con Livorno, Civitavecchia, Genova, Ancona, Bari, la Grecia, il nord Africa. Da Catania partono solo merci, con le compagnie degli amici degli amici. E anche le navi da crociera, ammesso che sia anche questo un indicatore di sviluppo, scarseggiano. Sono gli interessi mafiosi e affaristici a chiudere il porto alla città. È una classe imprenditoriale stracciona, parassita, vorace, predatoria ad aver trasformato il porto in affare privato. È una classe politica mediocre e collusa, prudente e clientelare ad aver fatto in modo che il porto rimanesse chiuso per decenni. Mentre Confindustria indica la luna e gli avvoltoi affilano gli artigli, Trantino guarda gli archi della marina».

Finora non è cambiato nulla.