
Catania ha visto negli ultimi anni un susseguirsi di amministrazioni che, promettendo di risolvere le difficoltà legate alla mobilità urbana, hanno stanziato ingenti somme di denaro per migliorare il sistema di trasporto pubblico. Dalla giunta di Umberto Scapagnini, passando per Salvo Pogliese, fino ad arrivare all’attuale sindaco Enrico Trantino, la città ha fatto i conti con progetti rimasti in sospeso. Pochi giorni fa, un nuovo annunciato investimento di 150 milioni di euro ha riacceso il dibattito sulla mobilità catanese, con l’obiettivo di completare la tanto attesa tratta della metropolitana Stesicoro-Aeroporto.
Il progetto, che avrebbe dovuto essere completato diversi anni fa, è ora al centro del nuovo stanziamento, in cui 76 milioni dovrebbero provenire dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e 74 milioni dalla Regione Siciliana. Un annuncio che, da un lato, ha sollevato l’entusiasmo dell’amministrazione e di tutti coloro che non vedono l’ora di poter vedere l’aeroporto facilmente raggiungibile dal centro città, ma dall’altro ha suscitato perplessità tra chi, da anni, solleva interrogativi sulla reale necessità di un ulteriore investimento in un progetto che è stato più volte rimandato.
Una delle voci più critiche al riguardo è quella di Tuccio D’Urso, ingegnere già Direttore Generale del Comune di Catania e dirigente della Regione Siciliana. D’Urso, che ha più volte sollevato la questione della “verità” sulla tratta Stesicoro-Aeroporto, si è chiesto se il progetto attuale risponda alle reali necessità della città.
“Vedo l’enorme difficoltà nel realizzare le due fermate di Via Reclusorio del Lume e Vittorio Emanuele. Da anni c’è una Tunnel Boring Machine, il macchinario utilizzato per gli scavi, più comunemente conosciuto come “talpa”, che, dopo aver dissestato alcuni edifici, non si muove più” – afferma D’Urso – aggiungendo che “la richiesta di un ulteriore finanziamento di 150 milioni per completare la tratta metropolitana non fa che confermare la mia ipotesi”.
Secondo l’ingegnere, le difficoltà legate alla realizzazione delle fermate metropolitane sono evidenti e rischiano di allungare ulteriormente i tempi di completamento. Ma se questo è il quadro, la domanda che sorge spontanea è: come affrontare davvero il problema della mobilità a Catania?
D’Urso non è certo un “benaltrista”, come ha sottolineato, anzi. Egli riconosce che “i progressi fatti negli ultimi anni, con l’avvio dei lavori della metropolitana, sono anche il risultato di scelte coraggiose fatte già nel 2003 durante l’amministrazione Scapagnini e a cui ho attivamente partecipato. Fu proprio grazie a quegli interventi che si riuscì a portare a compimento la variante urbanistica necessaria per far partire il progetto metropolitano”.
Tuttavia, oggi, la sua proposta si concentra su un’alternativa: “Bisogna chiedersi se questi 150 milioni potrebbero essere spesi meglio in un sistema di trasporto superficiale che colleghi i comuni etnei con il centro di Catania, creando nel contempo parcheggi scambiatori in periferia”. L’ingegnere sembra fare riferimento al piano SITUS, il Sistema di Trasporti Urbani di Superficie, che nel 2003 fu approvato sotto la guida di Scapagnini. Un piano che prevedeva l’introduzione di bus elettrici su corsia riservata, 13 parcheggi scambiatori, parcheggi sotterranei, e molte altre soluzioni innovative, molte delle quali mai realizzate.
Un punto che resta centrale, quindi, è la gestione complessiva del traffico e della mobilità a Catania. Se da un lato l’amministrazione esulta per i progressi della metropolitana, dall’altro resta aperta una serie di problematiche legate ai parcheggi, alla mobilità dei cittadini che vivono nell’hinterland, e alla necessità di migliorare il trasporto pubblico superficiale, che al momento rimane una questione non del tutto risolta.
Che la linea metropolitana renda Catania una città dal respiro europeo è fuori dubbio.
In linea di massima, per le stazioni già attive sarebbero da rivedere gli orari, come già precisato dal sindaco Trantino che ne chiede l’apertura anticipata. Qualcuno suggerirebbe anche la chiusura posticipata per evitare di lasciare a piedi numerosi cittadini come avvenuto durante partite di calcio finite ai rigori nei turni serali, ma comunque il servizio, per chi riesce a fruirne, è di buon livello.
Eppure, a fronte del dichiarato imminente investimento, il dubbio che persiste tra i cittadini è sempre lo stesso: con l’ingente somma di denaro destinata alla metropolitana, non sarebbe stato più utile destinare risorse per completare il sistema di trasporto superficiale e risolvere i problemi della vasta area periferica?
Catania, una città che da anni si trova a fare i conti con il traffico congestionato e le difficoltà nella gestione della mobilità, potrebbe finalmente aver trovato una parte della soluzione con la metropolitana, ma questo non basta. Come sottolinea Tuccio D’Urso – “non si può solo costruire la metropolitana, è necessario integrare il sistema di trasporto pubblico con soluzioni complementari che risolvano la questione del traffico e dei parcheggi in superficie, in un’ottica globale che tenga conto di tutte le peculiarità: dal traffico congestionato alla carenza di parcheggi, passando per un trasporto pubblico che non può dipendere solo da un’unica infrastruttura, ma che deve trovare un equilibrio tra soluzioni sotterranee e di superficie per garantire una mobilità più fluida ed efficiente per tutti”. CLAUDIA TRUGLIO